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22/01/2013

Gianna Fratta docente alla Fondazione Paolo Grassi per 'Musica, maestri!'


Imparare la musica come si imparano l’italiano, la matematica, la storia, l’inglese. «Non tutti quelli che studiano l’italiano diventeranno grandi scrittori, ciò non toglie che sia essenziale studiarlo. Ebbene la stessa cosa vale per la musica». Gianna Fratta non ha dubbi: conoscere la musica è un’opportunità che tutti dovrebbero avere. Già a partire dai tre anni, quando questo nuovo linguaggio può cominciare a essere compreso e in qualche modo praticato. «Sotto forma di gioco, naturalmente», spiega la direttrice d’orchestra, la cui prossima sfida è un corso sulla propedeutica musicale rivolto a docenti delle scuole d’infanzia e primarie. Un progetto realizzato dalla Fondazione Paolo Grassi, che così si prepara alla nuova edizione di «Bambini... all’opera!», il laboratorio di didattica e produzione musicale organizzato in collaborazione con il Festival della Valle d’Itria che realizza uno dei più importanti obiettivi statutari della Fondazione, ovvero «lavorare per il sostegno, lo sviluppo e la diffusione della cultura teatrale e musicale in Puglia». Ecco quindi che «Musica, maestri!» nasce come tappa di avvicinamento a quel progetto, ma per aprirsi da subito a nuove prospettive. «Quando Rino Carrieri mi ha proposto di condurre il seminario ho accettato con entusiasmo. E ho pensato subito che potesse essere rivolto indifferentemente a diplomati del Conservatorio, già in possesso di cognizioni musicali, come a comuni insegnanti di scuole d’infanzia e primarie», racconta Fratta, che alla Didattica della musica dedica il proprio insegnamento al Conservatorio di Foggia.
Questa attitudine alla trasmissione di un metodo didattico le tornerà dunque utile mercoledì 23 gennaio e lunedì 4 febbraio in occasione delle due giornate seminariali che si svolgeranno nella sede della Fondazione Paolo Grassi a Martina Franca. «Proprio così. Perché si tratta di un corso di alfabetizzazione musicale, non per imparare a suonare uno strumento specifico. Per quello ci sono in giro tanti insegnanti capaci, ma è un altro discorso. Qui parliamo di una conoscenza di base della musica, che gli insegnanti delle scuole per lo più non possono trasmettere, limitandosi quindi a organizzare cori, a far cantare un po’ tutti insieme. Attività che non lasciano alcun segno di formazione musicale nel bambino». L’obiettivo di questo progetto è invece proprio quello di mettere gli insegnanti nella condizione di trasmettere un sapere, rudimenti e nozioni d’un linguaggio importante almeno quanto può esserlo quello parlato, o - per dirla con la grande Montessori - «svegliare il sentimento iniziale della musica». Gianna Fratta è d’accordo. Non a caso si è data da fare studiando e sperimentando metodi adatti alla trasmissione di queste conoscenze ai più piccoli, tenendo anche in considerazione le grandi differenze d’approccio indispensabili «quando si lavora per esempio su bimbi di tre anni piuttosto che di cinque anni. Già cambia tutto. A tre anni si può soltanto giocare, a cinque si può cominciare a trasmettere delle nozioni anche teoriche, sia pure semplificate». Ecco quindi che agli insegnanti che giungeranno a Martina Gianna Fratta non farà altro che trasmettere competenze guadagnate sui libri e sul campo, ipotesi di lavoro da realizzare nelle classi, e da arricchire grazie alla creatività di ciascun insegnante. Che è fondamentale: «io proverò a far capire come si può giocare con i bambini fornendo loro conoscenze legate alla ritmica, alla timbrica, all’altezza e alla durata delle note, alle scale e ai primi rudimenti dell’armonia. Proporrò alcune modalità giocose per far passare queste informazioni, ci saranno dimostrazioni pratiche per le quali utilizzeremo gli strumenti della Fondazione. Strumenti a percussione semplici, per esempio. Ma la creatività dell’insegnante è essenziale, dovrà sperimentare in classe il proprio metodo, utilizzando anche attrezzi diversi». Gianna Fratta pensa per esempio a quel mazzo di carte colorate sulle quali erano stampati i nomi delle note: «l’ho utilizzato facendo un corso con i bambini. Ognuno di loro aveva una carta che riproduceva una nota e dovevano scambiarsele fra loro come fossero figurine, ma seguendo una certa logica musicale, appunto». L’obiettivo finale è che a sei, sette anni un bambino «possa essere in grado di leggere un semplice spartito musicale, di distinguere un suono acuto da uno grave, un suono lungo da uno breve, che noti le sovrapposizioni di suoni, distingua armonia e melodia». Se a questo obiettivo sarà giunto divertendosi, poi, si sarà realizzato il vero miracolo dell’insegnamento, che - diceva ancora Montessori - altro non è che «l’arte di suscitare gioia ed entusiasmo per il lavoro».
 
Rossella Trabace
 
 
Corriere del Mezzogiorno (20-01-2013)




Partita iva : 03494060712
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