Home   |   Bio   |   News   |   Prossimi impegni   |   Repertorio   |   Discografia   |   Foto   |   Audio   |   Video   |   Press   |   Contatti








  ARCHIVIO NEWS




07/02/2019
Gianna Fratta dirige "Histoire de Carmen"



...continua


30/01/2019
Gianna Fratta docente alla Bocconi di Milano



...continua




  FOLLOW ME


       





  NEWS 


30/09/2013

Sul palco c lei e dirige i maschi


LA STORIA E LE SFIDE DELLA COMASCA GIANNA FRATTA, LA PRIMA DONNA A DIRIGERE LA BERLINER SYMPHONIKER E L’ORCHESTRA DELL’OPERA DI ROMA. 
«ESSERE DIRETTORI D’ORCHESTRA E DONNA PUÒ ANCORA ESSERE UN PROBLEMA, MA FORTUNATAMENTE I PREGIUDIZI STANNO CADENDO. IL SEGRETO DEL SUCCESSO È STUDIARE, STUDIARE E ANCORA STUDIARE» 
 
Silenzio in sala, inizia la musica. Sul podio parlano solo le mani e gli occhi. Tra Gianna Fratta e l’orchestra inizia una danza di sguardi che crea emozioni irripetibili. Ma la direzione d’orchestra richiede mille altre competenze che, fuse in una sola persona, devono esprimere il massimo potenziale in un breve arco di tempo. Servono disciplina e doti organizzative, spirito di collaborazione e duttilità, un orecchio cristallino e una sensibilità interpretativa che sa andare dritta al cuore Gianna Fratta a non ancora 40 anni ha un impegno internazionale dietro l’altro e ha inanellato soddisfazioni come essere la prima donna a dirigere la prestigiosa Berliner Symphoniker o l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Il suo curriculum è una sfilata di podi internazionali, allineati in rigoroso equilibrio con alta professionalità e totale dedizione al lavoro. Non esita a dire di aver donato la vita alla musica Gianna Fratta, ma subito aggiunge «La musica mi ha restituito tutto moltiplicato infinite volte. Senza di lei non potrei vivere perché mi rende felice». La incontriamo nella splendida sala liberty dell’Hotel Terminus di Como, dove come in un prestigioso teatro, è perfettamente a suo agio. 
Per la sua personalità solare e determinata non c’è niente di più sbagliato della definizione di donna in carriera, un’etichetta che, visto il suo caso non certo comune, le è stata spesso attribuita. «La carriera - spiega - viene subito collegata al lavoro e alla competizione. Ma per me dirigere non è un lavoro, è semplicemente la cosa che amo di più fare in assoluto e visto che lo faccio a livelli in cui il grado di preparazione degli artisti sfiora la perfezione, cerco di farlo nel migliore modo possibile». 
Le idee chiare Gianna le ha avute fin da quando a otto ha incontrato la musica. Un vero colpo di fulmine. 
In quel periodo frequentava la scuola elementare Cesare Battisti di Erba. Finita la scuola aspettava che la mamma Rosa De Matteis, maestra nella stessa scuola, finisse la sua lezione per salire in macchina insieme e dare inizio al loro pomeriggio. «Credo che la seconda professione di mia madre in quegli anni - scherza Gianna - sia stata l’autista. Il mio pomeriggio era scandito da una precisa tabella di marcia per arrivare in orario a tutti i corsi che frequentavo». Gianna, a differenza di sua sorella Ida più piccola di due anni (ndr oggi anche lei nel mondo della musica), non si fermava un momento. 
«Ero una bambina iperattiva - racconta - a sei anni sfogavo tutta la mia vivacità nel gioco e nelle amicizie, ma ancora di notte non dormivo. I miei genitori hanno pensato che l’unica soluzione fosse stancarmi nutrendo con tante attività le mie inesauribili energie. Ho frequentato tutti i corsi disponibili per una bambina della mia età, assaggiando un po’tutte le discipline e sperimentando diverse forme espressive che ancora oggi mi serve sul lavoro». L’imput decisivo è venuto dal padre Attilio Fratta, che con una laurea in pedagogia e insegnate per tanti anni a Erba e a Como, ci teneva che le ragazze avessero un’educazione aperta e piena di stimoli. 
E così Gianna frequenta tutto: sci, danza, nuoto, equitazione, inglese e finalmente si siede a un pianoforte. 
«Appena ho messo le mani sulla tastiera - ricorda - ho capito che nella vita volevo fare quello. E il bello è che mi riusciva bene. La mia prima fortuna riguardo alla musica, è stata che tutto mi riusciva con estrema facilità, già dalla prima esecuzione. Bastava che l’insegnante mi facesse ascoltare un brano e io lo eseguivo uguale sul pianoforte». Una dote innata, certo, ma che è stata poi sostenuta e temprata da una ferrea disciplina, basata su anni di studio e lavoro per limare fino all’ultima vibrazione sonora. Gianna ha iniziato a studiare al Conservatorio di Como, e dopo il trasferimento della famiglia al Sud si è laureata nei conservatori di Foggia e Bari con il massimo dei voti. Le sue competenze musicali spaziano dal pianoforte, alla composizione, fino alla direzione d’orchestra, tutte discipline in cui si è laureata con il massimo dei voti e la lode. 
Prima dei 25 anni si è perfezionata con i maestri Franco Scala ad Imola e Sergio Perticaroli a Roma e ha conseguito il prestigioso diploma di merito all’Accademia Chigiana di Siena, a seguito del corso in direzione con il maestro Yuri Ahronovitch. 
Nel mondo accademico è stata la più giovane docente a vincere un concorso di titolarità per i conservatori italiani in elementi di composizione, materia che tutt’oggi insegna al conservatorio Umberto Giordano di Foggia. 
Da lì le si sono aperte le porta del mondo. Germania, Spagna, India, Israele, Cina, Russia, Corea Stati Uniti. C’è da farsi girare la testa. La sua l’ha tenuta sempre sulle spalle, anche quando, con determinazione ha deciso di dedicarsi alla direzione d’orchestra. Tra le prime donne in Italia e ancora tra le poche nel mondo. 
«Essere direttori d’orchestra e donna può ancora essere un problema - ammette - quando dicevi che volevi dedicarti alla direzione venivi accolta con una certa diffidenza. Fortunatamente adesso non è più così raro, ci sono altre brave colleghe». 
E il fatto di essere giovane e avere una bella presenza aggiungeva una ulteriore ombra di sospetto a questa aspirazione. Quando si entra nel merito della questione, però, anche i luoghi comuni lasciano posto alla prova dei fatti. 
«La mia strategia è stata chiedere a chi si dimostrava scettico di fornire degli argomenti logici sulla questione. Se domandavo che cosa impedisse ad una donna di essere un buon direttore d’orchestra, piuttosto che un bravo ingegnere, di fatto non ottenevo una risposta convincente e le resistenze cedevano. O per lo meno mi si dava un chance. Il direttore d’orchestra deve unire doti umane e di carattere alle competenze derivanti dalle sue attitudine musicali. Essere uomini o donna è del tutto relativo. La capacità va dimostrata sul campo». 
E quando lavora a contatto con gli artisti, Gianna mette in pratica i valori assorbiti dalla consuetudine con Yuri Ahronovitch, il musicista che considera un po’ il suo maestro. 
«Lui mi ha trasmesso quell’idea di direttore autorevole piuttosto che autoritario che mi piace riproporre nel mio lavoro. Le sue doti umane e comunicative sono state un po’ la mia bussola negli anni della formazione. 
Il segreto - dice - è farsi conoscere attraverso il proprio modo di lavorare. Io non sono un direttore impositivo, non uso molte parole, perché la musica passa attraverso il gesto e il cuore. Se c’è un problema preferisco eseguire un secondo ascolto. A quel punto è la musica che parla e tutti capiscono al volo che strada bisogna prendere, senza bisogno che io dia alcun ordine».
E in un panorama internazionale in cui le offerte musicali raggiungono livelli altissimi, è solo l’originalità del progetto e l’aderenza all’idea che fanno la differenza. 
«Studiare studiare e ancora studiare. È solo approfondendo la storia della musica che un direttore può individuare l’opera perfetta per quel teatro, lo stile interpretativo più aderente a quel personaggio e via dicendo, di esempi se ne possono fare tanti».
Le esperienze professionali nate in questo modo sono, quasi per magia, le più proficue dal punto di vista artistico, e sull’onda di partecipazione che si crea fra artisti, il pubblico reagisce di conseguenza entrando a sua volta in empatia. 
«È accaduto così per l’esperienza di direzione che ho avuto con l’Orchestra Sinfonica di Macao, conosciuta attraverso la master classe a cui ho partecipato come docente ospite e avendo modo di conoscere i miei colleghi prima di tutto attraverso il contatto umano».
Altrettanto stimolante è stato riportare alla luce alcune opere del repertorio italiano fino ad ora sconosciute. 
«Ho inciso l’unico dvd esistente di un’opera di Umberto Giordano che era rimasta chiusa in un cassetto per anni e che si intitola “Il re”. Personalmente non credo nei capolavori mai riconosciuti che d’improvviso rivelano tutta la loro bellezza. In generale, sono convinta che la grande opera d’arte prima o poi si manifesti, 
anche per vie alternative. Tuttavia esistono dei casi particolari, come quest’opera, che effettivamente è molto bella e metterla in scena ha arricchito con qualcosa di importante e pregevole il nostro repertorio musicale».
Ora il pensiero di Gianna è già proiettato nel presente e nell’immediato futuro. Da vivere e da suonare ci sono i concerti di “Occidente estremo” un progetto scaturito dalla lettura del libro del giornalista Federico Rampini che si è subito innamorato dell’idea.
«In questa tournée suono come pianista all’interno di un trio musicale. Federico Rampini che è stato entusiasta del progetto si è unito a noi e stiamo girando i più grandi teatri italiani. Lo spettacolo unisce i suoi racconti di viaggio e nostri interventi musicali. Per suggerire il tema del viaggio suoniamo musica europea, americana e cinese. È come se la musica sottolineasse la vastità delle culture che il giornalista racconta. Il pubblico avverte questa simbiosi fra le arti e l’emozione è palpabile».
E per essere sicuri di proporre un viaggio completo intorno al mondo lo spettacolo è scandito dal suono grave e maestoso di un tamburo cinese.
 
di Veronica Fallini
(foto Carlo Pozzoni)
MAG – il magazine della Provincia (settembre 2013)




Partita iva : 03494060712
Copyright 2011: Gianna Fratta - Tutti i diritti riservati